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Frisoni Pittore
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Frisoni Pittore
APPENDIX 3
PERCORSI CRITICI
di Gianfranco Lauretano

1

La pittura di Frisoni mette in crisi,
e' qualcosa che obbliga a ripensare,
a distinguere, a giudicare, come dice
la parola greca krinein da cui
'crisi' deriva, attraverso alcuni passaggi.
Ma il giudizio non ci appartiene piu',
non ne siamo piu' capaci.
La crisi della letteratura e dell'arte
e' una crisi di giudizio, di scelta.
Non e' che non si dipinga piu', anzi:
non si sa piu' scegliere.
E' un gesto che ha un brivido dentro,
in effetti, come quello che compie Frisoni,
quando sceglie un soggetto da dipingere
da una foto, perfino da una cartolina.

2

Della scelta noi abbiamo soprattutto il senso
di cio' che e' escluso; e' un senso cosi' forte che
perdiamo di vista cio' che contemporaneamente
viene preso, abbracciato. Ma sarebbe come
chiedersi quali immagini, quali attimi diversi
persino della stessa immagine - dello stesso luogo,
dello stesso percorso dell'automobile,
della stessa strada di quel giorno...
vengano esclusi dalla scelta di Frisoni:
e' una domanda inutile.

3

Questo pittore e' leggero nella scelta.
Decide che quell'incrocio entrera' in
un suo quadro quasi con non chalance,
lo fotografa e quel momento, così simile
a innumerevoli altri momenti, diventera'
addirittura un'opera d'arte, qualcosa che
per noi ha ancora un'aura quasi sacrale.
Questo ci mette in crisi.
Frisoni pare dirci che l'arte e' proprio
la scelta di un particolare tra miliardi
affinche' anche tutti gli altri particolari
(non scelti) possano essere amati.
Non si ama il tutto se non se ne sceglie
un particolare.

4

In questa sfacciataggine della realta'
sta uno dei nuclei pulsanti della pittura
di Frisoni. Un residuo di civilta' occidentale
suggerisce ancora a molti di noi che
la scelta di un soggetto dovrebbe essere
in qualche modo esemplare, come se contenesse
una epifanìa, un elemento esplicativo
del resto e in qualche modo privilegiato.
Non e' cosi' in Frisoni. I suoi quadri sbattono
in faccia soggetti d'una ordinarieta'
sconcertante; il traffico, i paesaggi...
il giudizio e la scelta di Frisoni sembrano
disattendere ogni metafisica.
O forse rischiano la ricerca di una visione
metafisica nell'ordinario,
il che e' indizio che il pittore
e' un uomo concreto.

5
Frisoni lo sa che la nostra civilta'
non e' piu' se stessa, che non c'e' piu' un centro,
un cuore piu' grande che aiuta la critica,
cioe' la scelta ed il giudizio.
Lo sa che il dato fondamentale del presente
e' il caos senza centro, il luogo metropolitano
della geografia disordinata in cui e' impossibile
a tutti figurarsi una mappa e, percio',
una direzione. Ma forse la sua arte
e' semplice come un bambino che,
messo in un enorme emporio di giocattoli,
ne sceglie uno (o qualcuno) che potrebbe
anche non essere il più costoso:
ma in quella scelta ricomincia
il senso del supermercato.

6

Un altro elemento ostacola la possibilita'
di un qualsiasi arzigogolare sui quadri di Frisoni:
la sua straordinaria capacita' tecnica,
nel disegno come nella pittura.
Frisoni e' uno straordinario artigiano
della pittura, un maratoneta dell'immagine,
un talento naturale della figura e
della verosimiglianza. E' una capacita' innata,
quella che una volta, quando avevamo
meno dubbi sul nostro luogo, sul nostro volto e,
di conseguenza, sulla nostra dimora,
si chiamava grazia. Anche questo talento
mette in crisi un gusto contemporaneo
tutto sommato anti-figurativista e contribuisce
a rendere ancora piu' sfacciata
e allegra la scelta critica del pittore.

7

Qui mi sembra poter riconoscere il rischio
di questo percorso, davvero 'critico',
nel senso almeno binario del termine.
La crisi contenuta nei quadri di Frisoni
e' del pittore e del fruitore.
La scelta e' fatta e non ha nulla di spirituale
e neppure di carismatico. E' un tratto di una storia,
il segmento di un racconto il cui centro
occorrera' ricominciare a cercare, senza
rassegnarsi alle cassandre del mondo molteplice,
informe, complesso e caotico a cui
vorrebbero che ci rassegnassimo.
Perche' c'e': la pretesa e' qui che il nesso
di tutto sia unico e riverberi
in ogni particolare di se'.


CRITICAL PATHS
by Gianfranco Lauretano

1

Frisoni's painting puts you in trouble,
it is something that makes you think
and think again, to discern,
to judge through some passages.
The judgment, though,
does not belong to us,
we are not able anymore.
The crisis of literature and art
is a crisis of judgment, of choice.
It is not that nobody paints anymore,
rather: nobody knows what to paint.
It is an act with a tension whitin,
as the one Frisoni does,
when he chooses
a subject to paint from a photograph,
even from a postcard.

2

We have the feeling of what has been
excluded from this choice;
it is a feeling so intense that
we forget what has been
taken, embraced.
But it is like to ask oneself
which images,
which moments of time,
even different from the image itself,
or place depicted, are left off from
Frisoni's choice:
it is a useless question.

3

This painter is light in choice.
He decides which crossing light
will enter his painting with non-chalance,
he photographs it and that moment
will become a work of art, something
that for us still holds an sacral aura.
This gives us trouble. Frisoni seems to be
telling us that art is just the choice of a
detail in billions of details.
You can not love everything
without choosing something in particular.

4

In this bold aspect of reality lies one
of the pulsing nucleus
of Frisoni's painting.
A debris of western civilization
is still saying to us
that the choice of a subject should be
something important,
some kind of epiphany,
an explaining of the whole
and somehow privileged.
This is not the case with Frisoni.
His paintings throws in your face
ordinary subjects: traffic, landscapes...
the judgement and the choice of Frisoni
seem to avoid any methaphysics.
Or maybe they try to search
a methaphysical view
of the ordinary, which shows us that
the painter is a man with no frills.

5
Frisoni knows that our
civilization is changing,
there is no more center,
a bigger heart
helping us to judge, or to choose.
He knows that the main thing of the
present time is caos without center,
the metropolitan disorganized geography
in which it is impossible to find a map,
henceforth, a direction. Maybe his art
is simple as a child that,
once put in children store,
chooses one toy (or some)
not necessarily the most expensive:
but in that choice we find
the supermarket inner sense.

6

Another element makes it difficult for us
to fool around with Frisoni's painting:
his extraordinary technical ability,
in drawing and in painting.
Frisoni is an incredible artisan of painting,
a marathon man of imaging, a natural talent
of figure and realism. It is an inner quality,
one that, when we had lesser doubts
on our place, our face and, consequently,
on our position, was called grace.
This talent too puts in trouble
the contemporary taste of some kind
of anti-figurativism and makes
 the critical choice of the painter
even bolder and more gay.

7

Here we can recognize the risk
of this path, critical indeed,
in the binary sense of the word.
The crisis contained in Frisoni's paintings
belongs to the painter and to the viewer.
The choice is done and is nor spiritual
nor carismathic. It is part of a story,
of a novel whose centre has to be
rediscovered without giving up when
the Cassandras of modern times come our way.
A message exists and tells us that
the whole is unique and it reverberates
in each of its details.


Frisoni Pittore
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